Conferito a un team di ricercatori dell’INGV il premio J-STARS Prize Paper Award per il miglior articolo 2015. A consegnarlo l'IEEE Geoscience and Remote Sensing Society, nel corso del congresso IGARSS 2015 che si è tenuto in questi giorni a Milano

Un notevole contributo apportato dal gruppo di ricerca dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) che, attraverso l’analisi del campo di spostamento causato in superficie dal terremoto del 21 giugno 2013 tra Lunigiana e Garfagnana, ha fornito nuove informazioni per una migliore comprensione della sismotettonica dell’area e per lo studio dei terremoti localizzati nella medesima zona o in aree “di svincolo” dell’Appennino settentrionale. Con questa motivazione la commissione internazionale di esperti ha assegnato, sulla base dei 500 e più articoli pubblicati nel 2014 dalla rivista J-STARS (Journal of Selected Topics in Applied Earth Observations and Remote Sensing), il Premio J-STARS Prize Paper Award 2015 al team di ricercatori dell’INGV, Salvatore Stramondo, Paola Vannoli, Valentina Cannelli, Marco Polcari, Daniele Melini, Sergey Samsonov, Marco Moro, Christian Bignami e Michele Saroli, per la pubblicazione dell’articolo: X- and C-Band SAR Surface Displacement for the 2013 Lunigiana Earthquake (Northern Italy): A Breached Relay Ramp? (link: http://ieeexplore.ieee.org/stamp/stamp.jsp?arnumber=6819006).
“Lo studio”, spiega il primo ricercatore dell’INGV, Salvatore Stramondo, “analizza e discute il campo di spostamento causato in superficie dal terremoto che si è verificato tra la Lunigiana e la Garfagnana il 21 giugno 2013 con magnitudo (Mw) 5.3. L’evento sismico, localizzato nell’Appennino settentrionale a una profondità di circa 5 km, è stato risentito in una zona molto ampia in tutta l’Italia settentrionale, con lievi danni nella zona epicentrale. In passato l’area è stata colpita da diversi eventi sismici con magnitudo variabile da Mw 4.8 a 6.5; quest’ultimo caso è rappresentato dal terremoto del 7 settembre del 1920, che ha provocato ingenti danni nell’area interessata dal sisma”.
Due i principali elementi di interesse del lavoro. Un set di immagini satellitari acquisite da uno speciale sensore radar (detto SAR, ovvero Radar ad Apertura Sintetica), elaborate con una particolare tecnica nota come interferometria differenziale SAR (DInSAR – Differential Interferometry Synthetic Aperture Radar), in grado di elaborare gli spostamenti prodotti dal terremoto sulla superficie terrestre, e un approccio multisensore-multifrequenza, utilizzando dati SAR acquisiti da due differenti missioni satellitari: COSMO-SkyMed (che dispone di un SAR con lunghezza d’onda pari a circa 3 cm), e Radarsat-2 (lunghezza d’onda di 5,6 cm circa).
“Sulla base del campo di spostamento ottenuto, è risultato che la sorgente sismogenetica, responsabile del terremoto del 21 giugno 2013, è stata una faglia localizzata tra i due ben noti bacini estensionali della Lunigiana (a nordovest) e della Garfagnana (a sudest), sede di terremoti storici distruttivi. Questa faglia, con la sua peculiare localizzazione e i suoi parametri geometrico-cinematici, ha fornito preziose informazioni su una zona di trasferimento, capace di accomodare lo spostamento tra strutture sismogenetiche adiacenti, creando una rampa di collegamento tra le due strutture estensionali principali dell’area”.
La premiazione si è svolta presso il Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia “Leonardo da Vinci” nel corso del congresso IGARSS 2015 (http://www.igarss2015.org/) che si è tenuto a Milano.

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