Prosegue il confronto tra gli stakeholder protagonisti del progetto europeo SAVEMEDCOASTS. L’INGV, da sempre in prima linea, ha organizzato uno Small Group Meeting per fare il punto della situazione

Promuovere la prevenzione dai disastri naturali nelle zone costiere del Mediterraneo sottoposte all'aumento del livello marino a causa dei cambiamenti climatici e dei movimenti tettonici della crosta terreste, coinvolgendo le istituzioni nazionali e internazionali, è l’obiettivo del progetto europeo SAVEMEDCOASTS (Sea level rise scenarios along the Mediterranean coasts).

Lo Small Group Meeting, organizzato dall’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) in collaborazione con i partner ISOTECH (Environmental Research and Consultancy - Cipro) e CGIAM (Centro di Geomorfologia Integrata per l'Area del Mediterraneo - Italia), e finanziato dalla DG-ECHO (European Civil Protection and Humanitarian Aid Operations of European Commission), è stato un’occasione per proseguire il sondaggio tra gli stakeholder sulla percezione dell'aumento del livello marino e sulle possibili azioni da intraprendere per la mitigazione del rischio.

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SAVEMEDCOASTS è uno dei 26 progetti finanziati nell’ambito della Call 2016 “Proposals for Prevention and Preparedness in Civil Protection and marine Pollution” e si propone di sostenere la protezione civile sulla valutazione dei rischi costieri, sensibilizzando le comunità costiere del Mediterraneo sugli effetti dell'innalzamento del livello del mare. A tale scopo i ricercatori utilizzeranno dati geodetici, topografici, oceanografici e climatici. Tra gli altri partner, sono l’Università di Salonicco e la municipalità delle isole Ionie.

“Stiamo procedendo, attraverso una campagna di comunicazione”, spiega Marco Anzidei, ricercatore INGV e coordinatore del progetto, “all’individuazione di soggetti specifici che per la loro funzione, svolgono un ruolo importante per la programmazione e pianificazione di azioni di prevenzione sul territorio costiero”.

Il progetto coinvolge l’area mediterranea ma in particolare alcune aree di alto valore naturale ed economico che soffrono l’aumento del livello marino, per fornire informazioni puntuali alla società civile e ai responsabili politici.

È  nostro obiettivo capire le attuali capacità di gestione del rischio che deriva dall’aumento del livello marino”, prosegue Anzidei“, per individuare le migliori pratiche, protocolli di prevenzione, carenze e margini di miglioramento in modo da fornire valutazioni multi-rischio. In particolare verranno realizzati scenari multi-temporali fino all’anno 2100 dell’ingressione marina, stimati attraverso modelli digitali ad alta risoluzione della zona costiera, dai tassi di subsidenza e dall’aumento atteso del livello del mare, stimato dall’IPCC o da altri studi. Infatti, la comunità scientifica internazionale è concorde nell’aspettarsi un aumento del livello marino globale anche superiore a 1 metro per la fine di questo secolo, rappresentando uno dei più gravi impatti dei cambiamenti climatici da affrontare nei prossimi anni. Si deve sottolineare che questi valori potranno esser maggiori lungo le coste subsidenti.

“Poiché il Mediterraneo è una delle aree più attive al mondo dal punto di vista geodinamico”, conclude Anzidei, “la subsidenza naturale o antropica, riveste un ruolo importante nell’accelerare il processo di ingressione marina, con conseguente maggiore rischio di sommersione di vasti tratti costieri. Con un livello marino più alto di quello attuale, verranno inoltre amplificati gli effetti esercitati da mareggiate, alluvioni, erosione costiera e tsunami, con conseguenti maggiori impatti sulle popolazioni costiere, infrastrutture e patrimonio culturale”.

 

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