ns12 ituzza e i santi etnei

 

Fra le numerose e frequentissime eruzioni dell’Etna, quelle che destano preoccupazioni sono quelle che si scatenano lungo i fianchi del vulcano, soprattutto quando le bocche si aprono a bassa quota, in vicinanza dei centri abitati. Tuttavia, sono sorprendentemente pochi i casi documentati di paesi distrutti dalle colate di lava. Negli ultimi 348 anni un solo abitato è stato quasi completamente sepolto: Mascali, nel 1928. Tante altre volte invece la lava si è arrestata all’ultimo momento o ha sfiorato per poche decine di metri le prime abitazioni. Per gli etnei, la gente che abita le falde del vulcano, non può essere altrimenti. Ogni paese ha almeno un santo patrono, alcuni diversi, che intervengono miracolosamente, fermando la lava prima che possa arrecare danni. Principale fra questa grande squadra di santi benefattori è sicuramente “a santuzza” di Catania, Sant’Agata, giovane martire il cui velo è considerato arma potente contro il male di ogni tipo, fra cui la peste, l’eccidio, i terremoti e, ovviamente, le eruzioni dell’Etna. Già un anno dopo il martirio di Agata, nell’anno 253 d.C., una colata di lava si avvicinò minacciosamente alla città di Catania.

Si racconta che all’incontro con il velo della Santa, portato in processione, la lava si arrestò, e così fu anche in diversi altri casi, sempre sul versante meridionale dell’Etna. Fra questi spiccano i miracoli del 1408 nei pressi del paese di Li Battiati, successivamente ribattezzato Sant’Agata Li Battiati, e del 1886 quando la lava si fermò a pochi passi da Nicolosi, in seguito alla processione con il velo della Santa guidata dal Cardinale Dusmet di Catania. Sebbene la sua influenza prodigiosa si estenda su un’area che va ben oltre i confini della città di Catania, tuttavia, non sono da sottovalutare le opere miracolose dei diversi altri santi patroni nei comuni etnei, come il caso di Sant’Andrea di Milo che, secondo la tradizione, avrebbe evitato, non meno di tre volte nell’arco di un trentennio (1950, 1971 e 1979), la distruzione del pittoresco villaggio e della sua piccola frazione Fornazzo. Nel 1923, è Sant’Egidio a compiere il miracolo di Linguaglossa (per precauzione durante l’eruzione dell’autunno 2002, la sua statua viene posta al margine dell’abitato, anche se la colata poi si ferma a molti chilometri di distanza). Notevole anche il miracolo di Randazzo che nel 1981, minacciato da una delle colate laviche più distruttrici dell’ultimo secolo, proprio il giorno della festa di San Giuseppe (19 marzo), Santo protettore di Randazzo, arresta il braccio lavico che puntava sul centro della cittadina, per improvvisa diminuzione del tasso effusivo!

Non manca però l’esempio contrario. L’eccezione che conferma la regola. Il 6 novembre del 1928 la lava invase e seppellì, quasi interamente, il paese di Mascali, nonostante fosse stata portata in processione la statua del Santo patrono, San Leonardo, durante il giorno della sua festa. Ma per i fedeli la colpa non era di San Leonardo (che resta il santo patrone di Mascali, ricostruito in seguito all’eruzione), ma piuttosto della confusione creata fra i vari santi a cui era stato chiesto di fare il miracolo, fra cui, pare, anche Sant’Aituzza di Catania, che lasciò l’impronta del suo piede poco a monte di Mascali, e Sant’Egidio di Linguaglossa, autore del miracolo di cinque anni addietro. Certamente un po’ d’aiuto da parte degli esseri umani non guasterebbe. Se all’inizio molti abitati sono stati costruiti su terreni elevati, relativamente protetti dalle colate laviche e a una certa distanza di sicurezza, nei decenni recenti, le falde dell’Etna, soprattutto nei settori sud-orientale e meridionale, sono state soggette a una urbanizzazione senza precedenti, con espansione di vaste zone di villeggiatura nelle valli adiacenti ai centri antichi, particolarmente a rischio. Un consiglio? Meglio non sfidare troppo le capacità miracolose dei santi etnei. Potrebbero stancarsi. Foto in evidenza: Alcuni santi protettori etnei: (a) la statua di Sant’Agata di Catania, durante la visita di Papa Giovanni Paolo II nel 1994; (b) rappresentazione medievale del primo miracolo compiuto da Sant’Agata, nel 353 d.C. (la persona porta il velo su un bastone verso il flusso di lava rossa); (c) lapide commemorativa del miracolo del 1923 di Sant’Egidio a Linguaglossa; (d) processione vana con la statua di San Leonardo, protettore di Mascali, il 6 novembre 1928, giorno della festa del santo e giorno della distruzione di Mascali; (e) vetrata nella chiesa di Santa Maria a Randazzo con rappresentazione del miracolo del 19 marzo 1981, festa di San Giuseppe patrono di Randazzo e giorno dell’arresto della colata lavica minacciosa (la chiesa mostrata nella vetrata è effettivamente quella di Santa Maria); (f) statua di San Giuseppe scolpita in pietra lavica ed eretta al margine di Randazzo dopo l’eruzione del 1981, lo sguardo severo rivolto all’Etna.

Fonti: Internet (a, b & d); Boris Behncke (c, e & f)

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